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OsteoNecrosi: quando muore l’osso.
Con la medicina iperbarica si può guarire, se si interviene in tempo.

 

articolo del dr. Edoardo Stagni: Direttore Sanitario Centro Iperbarico M.A.U. presso la Fenice

 

Se sono i vasi sanguigni che alimentano l’osso a soffrire, il tessuto vivente muore e il paziente patisce infermità e dolori atroci.

 

Osteonecrosi: cos’è

Si chiama osteonecrosi la patologia articolare che interessa l’apparato scheletrico in deficit di apporto sanguigno; colpisce principalmente il ginocchio, la spalla o le anche ma nessun distretto ne è immune. I meccanismi patologici specifici sono ancora oscuri nonostante le ricerche in merito. Oltre ai fattori di rischio più conosciuti, la chemioterapia, l’alcool e l’esposizione ad irraggiamenti, negli ultimi tempi sul banco degli imputati sono saliti anche alcuni medicinali come gli steroidi, principi attivi come l‘alendronato, l’etidronate e il risedronato.

 

Ma cosa succede esattamente nella osteonecrosi?

Da un punto di vista cellulare, l‘interruzione dell‘irrorazione sanguigna dell‘osso porta alla necrosi di strutture funzionali con danni sempre più invalidanti.

Un intervento massivo fin dalla prime fasi è quanto mai essenziale. L’ossigenoterapia rappresenta certamente il presidio terapeutico più efficace e risolutivo soprattutto se applicato da subito.

 

Ma che cos’è l’ossigenoterapia?

In parole semplici è la somministrazione di ossigeno puro (quello che non arriva a sufficienza nei tessuti ossei o in altri distretti) in ambiente chiuso e a pressione controllata. Un’ora, un’ora e mezza al massimo a somministrazione per cicli che vanno dalle 20 alle 40 e anche più trattamenti.  

I principi su cui si basa l’ossigenoterapia iperbarica (OTI) derivano dall’applicazione di leggi fisiche e dalla conoscenza della farmacologia dell’ossigeno.

 

L’ossigenoterapia Iperbarica: come funziona

L’ OTI, l’Ossigeno Terapia Iperbarica è una terapia sistemica che prevede la respirazione di ossigeno puro attraverso singoli erogatori a domanda (maschere, caschi, tubi endotracheali) a una pressione superiore a quella ambientale. La terapia avviene all’interno delle Camere Iperbariche.  In particolare, durante una seduta di ossigenoterapia iperbarica la percentuale di ossigeno disciolto nel plasma aumenta considerevolmente e viene favorita la sua diffusione nei vari liquidi e tessuti secondo i propri coefficienti di solubilità ed in quantità inversamente proporzionali alla distanza da distretti normo-perfusi.

L'ossigenazione tissutale è pertanto mantenuta anche in caso di deficit circolatorio (ischemici). L’OTI ha inoltre una spiccata azione antibatterica, anti-edema, antinfiammatoria e determina vasocostrizione iniziale e successiva dilatazione reattiva, facilitando la proliferazione vascolare capillare e la rivascolarizzazione di aree ischemiche.

Studi recenti hanno chiarito i meccanismi di azione OTI: il processo di neoangiogenesi e neovascolarizzazione è favorito dalla stimolazione di cellule staminali poi endoteliali; l’OTI attiva l’osteogenesi e la deposizione di ioni Calcio.

La patogenesi della malattia è caratterizzata da un blocco o riduzione dell’apporto di sangue nella regione ossea accompagnata da uno squilibrio nel processo di rigenerazione ossea. La letteratura scientifica ha dimostrato come il trattamento OTI sia efficace soprattutto per l’osteonecrosi della testa del femore con miglioramento delle evidenze cliniche e radiologiche.

 

Terapia Iperbarica e osteonecrosi: Gli studi più recenti

In questo ultimo decennio, gli ultimi studi mirano ad indagare quale percorso molecolare sia stimolato dall’OTI e quale sia il meccanismo di azione in questa specifica patologia. In particolare, i ricercatori dei laboratori di Fisiologia e Medicina Iperbarica dell’Università di Padova assieme ai colleghi americani di Tampa (USA – Florida), finanziati anche dall’ASPATI (associazione pazienti OTI di Fidenza) hanno esplorato come l’ossigenoterapia iperbarica possa favorire la formazione ossea attraverso la modulazione di fattori infiammatori e della triade OPG/RANK/RANKL nel rigenerare l’osso.

Tra i recenti studi pubblicati è chiaro tuttavia come l’OTI rappresenti senz’altro una terapia adiuvante per questo tipo di osteonecrosi, ritardando il peggioramento naturale dei segni e dei sintomi. Esaustivo da questo punto di vista è uno studio condotto dal gruppo di ricerca italiano e pubblicato su Journal of Arthroplasty, che dimostra come il trattamento OTI porti ad una rigenerazione ossea (confermata da risonanza magnetica) tale da evitare il ricorso alla protesi dell’articolazione dell’anca, per i pazienti nelle fasi più precoci della malattia (Ficat I e II), e come il miglioramento sia risultato stabilizzato anche a distanza di sette anni. L’osteonecrosi ed in particolare quella avascolare della testa del femore è una indicazione e come tale rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale italiano e nel 2016 è stata anche riconosciuta dall’European Committee for Hyperbaric Medicine. Tale riconoscimento è senz’altro un orgoglio della ricerca italiana.

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